23 dicembre 2013

Ricetta del Panettone Piatto Unico


A ben guardare qualcosa di buono nel natale c’è: il panettone e il pandoro, che in altri periodi dell’anno non si trovano.  Sono ancora deliziata da un pandoro farcito con lo zabaione fatto-in-casa che ho mangiato sabato sera e questo stato di estasi gastronomica mi ha ricordato che ho una ricettina da condividere.

Prima però devo illustrare il contesto in cui ebbe origine questo piatto che al giorno d’oggi si potrebbe definire fusion.


18 dicembre 2013

Allergia al natale



E' una giornata ormai svuotata di significato religioso, non è nemmeno più una festa pagana, rimane solo l'inutile farsa consumistica.

Il natale religioso non mi interessa e mi limito semplicemente ad ignorarlo, mentre la ricorrenza commercial-buonista… quella davvero la odio! Non posso limitarmi ad ignorare quella giornata, perché già da novembre invade la vita con le luci, gli addobbi e le pubblicità di panettoni e mano a mano che i giorni passano, la semplice indifferenza si tramuta in repulsione e odio per questa apoteosi di sperpero camuffata con i lustrini rossi.
Il natale è la massima espressione del consumismo che avvelena i nostri tempi: devi spendere, sei un consumatore quindi devi consumare e in questo periodo lo devi fare ancora più del solito; non a caso per questa ricorrenza è stata concepita tutta una serie di inutili oggetti, addobbi e cianfrusaglie varie per adempiere al proprio dovere.
Come se ciò non bastasse si deve anche assistere al festival del buonismo con le assillanti pubblicità delle famiglie perfette tutte panettoni e cocacola (è risaputo che Babbo natale altro non è che una bottiglietta di cocacola vestita da anziano) e gli immancabili film polpettoni con lieto fine assicurato che vengono proposti in questo periodo.

Ma la cosa che più mi infastidisce è l’atteggiamento di certe persone (soprattutto in ambito lavorativo) che ti ignorano per tutto l’anno e poi a dicembre sentono l’impellente necessità di farti gli auguri ogni volta che ti incontrano, pronunciando la fatidica frase: “Se non ci vediamo più ti faccio gli auguri”. E allora?!? Se non ci consideriamo per tutto l’anno farà lo stesso anche se non ci vediamo più prima di natale. Quel “più” poi… mi inquieta, mi fa venire voglia di fare gli scongiuri e rispondere: “Se non ci vediamo più speriamo sia per colpa tua”.



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11 dicembre 2013

Libro: Tito di Gormenghast di Mervyn Peake


Mi tolgo subito il pensiero della conclusione dicendo che è uno dei più bei libri che abbia mai letto, di quelli che ti riconciliano con il piacere della lettura e che conducono la fantasia al galoppo.

In questo romanzo non vengono narrati grandi fatti o avvenimenti, ma sono descritti minuziosamente i personaggi dai nomi fantasiosi, le loro piccole vicende quotidiane e l’ambiente che li circonda. Lo scenario ruota intorno al castello con le sue mura e le montagne che lo circondano e lo isolano, la vita si svolge tra i labirinti e le ferree e immutabili tradizioni tramandate nei secoli.
Per certi versi potrebbe far pensare al Castello di Kafka perché tutto si svolge in un microcosmo isolato e fuori dal tempo, mosso da regole incomprensibili, ma qui il senso dell’assurdo non diventa mai opprimente, anche grazie alla narrazione molto poetica. L’autore era anche disegnatore e il suo stile letterario è illustrativo, le descrizioni – in particolare della natura e degli eventi atmosferici - non sono mai noiose o superflue ma evocano immagini e stimolano la fantasia del lettore.

20 novembre 2013

Rubrica: Ho fatto la pipì - 7^ puntata


Ho scoperto che c’è un’applicazione per IPhone che vi consente di localizzare il bagno più vicino e ve ne fornisce anche una recensione aggiornata.
Sono basita! E dire che pensavo che la mia rubrica fosse un po’ stramba, ma al confronto di tutto ciò sono una dilettante.
Comunque io non voglio fornire un servizio di pubblica utilità e nemmeno verificare costantemente gli aggiornamenti, il mio scopo è di farmi due risate prendendo in giro i gestori dei locali che frequento e spero che questo gioco diverta anche voi che leggete. Quindi partiamo!

14 novembre 2013

Lo sapevo!!


Ecco, lo sapevo, prima o poi doveva succedere!

E’ da un paio d’anni che a Torino siamo in apprensione a causa di biglietti e scritte sui muri che ci ricordano che Gesù dovrebbe arrivare e invece lui non arriva mai.

Sul web ci si perde in chiacchere facendo ironia di vario tipo, c’è stato addirittura chi ha creato un gruppo Facebook per identificare gli autori delle scritte e, ovviamente, a suo tempo anche io avevo detto la mia  provando a ipotizzare il motivo di questo ritardo. 
Intanto Gesù perde tempo lungo la strada e la concorrenza lo batte sul tempo!
Ieri mattina alla fermata del pullman ho trovato un adesivo che riportava, su uno sfondo di nuvole su cui si librava una specie di aereo mal disegnato, il seguente messaggio:
“Natura inalzati Satana ha vinto”
Purtroppo non ho fatto in tempo a scattare una fotografia, il biglietto è stato rimosso dopo poche ore… forse dallo stesso Gesù arrivato giusto in tempo, chi può dirlo?!?

Comunque prima di scatenare una discussione sulle sette che trovano rifugio nella Torino magica e satanista, vorrei far presente che la frase in questione è tratta dall’Inno a Satana di Giosuè Carducci e se vi interessa saperne di più, qui  troverete il testo e la spiegazione dello stesso Carducci.

Mi sa che noi torinesi, sotto la patina seriosa con cui ci dipingono, siamo proprio dei burloni…

 
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12 novembre 2013

...superflui


Con l’arrivo del freddo ricomincio a vedere giubbotti e cappotti decorati con rifiniture di pelo e pelliccia… e mi rendo conto che purtroppo questa moda non passa mai.
Questa è la contraddizionedi un certo tipo di universo femminile che proprio non riesco a capire: noi donne passiamo la maggior parte della vita a combattere la battaglia per l’eliminazione dei nostri pelisuperflui –scrivo le due parole attaccate per significare quanto siano strettamente correlate– perché dovremmo poi sentire la necessità di indossare un capo di abbigliamento ricoperto di peli di animale?


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Tradimenti e social network
Uomini che odiano le donne
Quando eravamo tamarri

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7 novembre 2013

Pensieri sparsi

Ultimamente non sono molto creativa, più per mancanza di tempo che di ispirazione, quindi vi intrattengo con un po'di vecchi scritti, pensieri e aforismi. 
A presto (spero) con qualcosa di nuovo.

♠ 
Giornata di vento in città
dove le borse di nylon
volteggiano come gabbiani impazziti
sopra i tetti delle case
e le foglie secche
danzano vorticosamente sui marciapiedi
insieme alle carte
fuggite dai bidoni della spazzatura.


♠  E’ forse sbagliato stare a farsi delle paranoie, ma non lo è certo riflettere e porsi delle domande; se siamo dotati di un cervello pensante è giusto usarlo per il suo scopo.
Quanto alle mani… non è ancora provato che, come sostiene qualcuno, debbano essere usate per lavorare: possono anche servire per mettersi le dita nel naso.



 Riflessione casalinga

Il sugo bolle placidamente

nel suo tegame

ignaro che intorno

il mondo stia crollando

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Ricetta di famiglia

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23 ottobre 2013

Sconsigli di viaggio 2


In questi anni nel corso dei miei viaggi ho aggiunto qualche località al triste elenco dei luoghi inutili  che vi avevo proposto tempo addietro, ma non è esattamente una classifica come avevo scritto allora, si tratta piuttosto di un elenco che aggiorno di tanto in tanto.


Vi avevo parlato (male) di Marseillan Plage e ho scoperto che non molto distante vi è una località quasi peggiore: si tratta di Agde unito all’altrettanto inutile Cap D’Agde. Avete presente la tipica Francia graziosa, curata, raffinata, pulita? Ecco, dimenticatela. Qui è tutto così sciatto e banale da dubitare persino di trovarsi in Francia. Il paese (Agde) è triste e trasandato e le poche attrattive non sono per niente valorizzate. La zona marittima (Cap D’Agde) è un’accozzaglia di costruzioni impersonali senza stile, buone solo per attirare turismo di massa verso un mare che in quella zona non è nemmeno così bello.


Mar Del Plata è la località di mare più famosa dell’Argentina ed è un posto allucinante. E’ Rimini moltiplicata cento o mille volte, è una selva di palazzoni che lottano per strapparsi l’uno con l’altro la vista su altri palazzoni, è un susseguirsi infinito di sale giochi e negozi di paccottiglia e la ressa di gente che vi si ammassa è incalcolabile. E’ un posto così pazzesco che merita una visita, ma giusto una visita di passaggio per poi scappare via.


Tanto per rimanere in America Latina: Las Lajas a Panama. Se leggete le guide del Paese vi verrà sicuramente voglia di andarci e vi aspetterete di trovare un paradiso tropicale fuori dal caos del turismo di massa. Io ci sono stata quattro anni fa e non so se le cose nel frattempo sono cambiate, in effetti il turismo di massa non c’era… ma mancava anche tutto il resto a cominciare da una strada decente per arrivare. Era tutto uno sgarrupamento: sentieri allagati dai temporali e privi di illuminazione, un paio di affitta capanne/bungalow come uniche sistemazioni in mezzo a terreni incolti e sporcizia lasciata dai gitanti del fine settimana. Insomma, anche il paradiso tropicale non c’era e vi consiglierei di andarci solo se fosse l’unica occasione nella vostra di vita di vedere l’Oceano Pacifico.


A Bali invece di paradisi tropicali ce ne sono, ma le località più famose dell’isola non ve lo fanno certo presagire. Kuta e Legian sono due cittadine così unite da non capire dove finisce l’una e dove inizia l’altra e sono accomunate da un traffico infernale aggravato dall’anarchia urbanistica. Vi sono due sole strade tortuosissime – entrambe a senso unico – e non esistono vie traverse ma solo un dedalo di vicoli, vicoletti e sentieri sterrati così stretti da far passare appena un motorino, quindi auto, moto, bus, taxi, risciò, carretti, camion sono costretti a transitare per l’unica strada percorribile. Mi sono chiesta cosa ci fosse in mezzo alle due strade visto che non ci sono traverse e la risposta è una serie di abitazioni alla rinfusa con altrettanti accessi alla rinfusa.


Per finire Lumezzane in provincia di Brescia che non è una località turistica, però si trova tra il Lago di Garda, di Idro e di Iseo e quindi uno rischia di passarci. A dirla tutta non è nemmeno un paese nel vero senso della parola, non c’è un centro bensì una serie di brutti quartieri stile industriale-abbandonato sparpagliati qua e là su un territorio collinare che sembra non finire mai. Aggiungiamo che mi è capitato di attraversare questa amena località una desolata domenica pomeriggio in cui diluviava e i gobbi facevano caroselli con le auto non so per cosa… e lo scenario apocalittico è completo!



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8 ottobre 2013

Gioco musicale

Ho trovato in un blog  questo gioco carino e lo ripropongo qui.
Le regole sono semplici: scegli UN ARTISTA (band o singolo) e rispondi alle domande utilizzando i titoli delle canzoni cercando di non ripetere gli stessi titoli.
Pubblica con il titolo “My life according to… (nome artista)” e se vuoi scrivimi il link del tuo elenco nello spazio per i commenti a questo post. Non usare l’artista che scelto io. 

3 ottobre 2013

Il matrimonio dell'anno 2


Tranquilli! Non sto per farvi il resoconto dettagliato del matrimonio di Audrey e pazienza se non siete stati invitati.
Mi sono accorta che nel post precedente ho dimenticato di dire una cosa importante che sta alla base di tutto il discorso... e cioè che ancora al giorno d’oggi le ragazze vengono, per così dire, “educate” al matrimonio. Non è più come ai tempi delle nostre nonne in cui una donna si realizzava esclusivamente sposandosi (e con la successiva maternità), ma comunque questo sottinteso c’è sempre, seppure in forme diverse e per molte, troppe, ragazze (e donne adulte) il giorno del matrimonio viene tuttora percepito, preparato e vissuto come Il Giorno Più Bello Della Vita.
A ben pensarci tutto ciò è triste, perchè se quello è Il Top, il giorno più bello in cui tutto deve essere perfetto, significa che le successive giornate non saranno mai all’altezza. Allora forse è inutile sposarsi, meglio vivere pensando che se oggi è stata una buona giornata insieme, domani potrà anche essere meglio.

Bene, ho detto tutto, adesso posso dormire tranquilla.

Ci si sposa perchè non si ha prudenza
Si divorzia perchè non si ha pazienza
Ci si risposa... perchè non si ha memoria 

 
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1 ottobre 2013

La frase del giorno

Quando cerchi di spiegare il senso di infinito o l'ampiezza dell'universo prova a fare un paragone con la stupidità umana.

29 settembre 2013

Se questo è pop (Sangue Di Vino)


The Head On The Door è ritenuto l’album della svolta pop dei Cure… ma certe definizioni in ambito musicale mi lasciano sempre un po’perplessa.
E’ vero, sono state accantonate le cupe sonorità e le tetre atmosfere che avevano caratterizzato i precedenti Faith e Pornography e l’ascolto può in un primo momento risultare anche spensierato, ma i temi “spessi” sono sempre lì.
Il disco si apre con la strofa Yesterday I got so old /I felt like I could die”, passa  attraverso gli universi  allucinogeni e allucinati di Kyoto Song e Close To Me per andare a concludersi con la meravigliosa Sinking, sul cui imponente giro di basso si insinua una frase come So I trick myself /Like everybody else”.
Scusate se è poco, potrei dire, e quindi rincaro la dose soffermandomi su The Blood. E’ noto che l’ispirazione  sia venuta a Robert Smith in seguito ad una sbronza di Lacryma Christi, e pazienza se il suddetto vino non è spagnolo bensì italiano (della zona del Vesuvio per la precisione), ma vogliamo rovinare tutta la poesia per un dettaglio? Questa canzone decisamente inconsueta segue infatti un filo logico: la chitarra flamenco, il video con la coppia di ballerini andalusi che danza tra crocifissi e immagini sacre, il ritornello che parla di “Sangue di Cristo che paralizza e annebbia gli occhi” (I am paralysed by the Blood of Christ / Though it clouds my eyes/I can never stop).
E siccome il flamenco ha la sua bella vena malinconica ecco la strofa iniziale Tell me who doesn't love /What can never come back /You can never forget how it used to feel” ... sia che si parli di un amore perduto o della giovinezza che sfugge, siamo ancora una volta su temi esistenziali decisamente poco vicini alla musica leggera.
Quindi, anche se su alcuni di questi pezzi abbiamo persino ballato, tutto ciò non si può definire pop.




The Cure - The Blood



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Esistenzialismi


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18 settembre 2013

Uomini che odiano le donne


Non è la recensione dell’omonimo libro qui si parla di moda, ma non prenderò in esame le grandi firme con gli abiti da sfilata che sono esempio di originalità e creatività alla portata di poche donne. Parlerò della moda di tutti i giorni, quella che massifica facendoci credere di poter scegliere ma l’unica scelta che propone è quella di conformarsi ogni anno ad un nuova tendenza,  scegliere se adeguarsi o continuare a indossare abiti vecchi.

Partendo dall’assunto che il “il fatto che vada di moda non significa che ti stia benedimostrerò che gli stilisti del pret-à-porter odiano le donne e quindi propongono capi che tendono ad abbruttire o mettere in ridicolo.

16 settembre 2013

Wish You Were Here e L'Olandese solitario


 Si scrive perchè è una necessità.
Questa sera ho ascoltato per ben due volte alla radio (stazioni diverse ovviamente) Wish You Were Here dei Pink Floyd ed è stato così insolito, sorprendente, da sembrarmi un segno e ora eccomi qua con l’urgenza di raccontare questo aneddoto.


La prima vacanza che feci insieme alla mia amica La Baronessa fu a Torremolinos (che quadretto… una regina, una baronessa e la tenda con il simbolo dell’anarchia). Il campeggio, che era anche l’unico della zona, era popolato da varia umanità con prevalenza di giovani e fusi ed era abbastanza facile fare amicizia anche con persone di altre nazionalità.

Di fronte alla nostra tenda era accampato un olandese di almeno una decina d’anni più grande di noi, solo e solitario, che non andava mai da nessuna parte e passava le giornate seduto davanti alla tenda a bere birra e ascoltare musica. Era cupo e in un certo modo affascinante e ovviamente non attaccammo mai bottone con lui, forse ci salutavamo a malapena; dalla nostra tenda osservavamo i suoi pochi spostamenti e facevamo congetture sul perché fosse sempre solo e pensieroso.

A parte quella volta che facemmo così tanto casino all’ora della siesta che la famiglia spagnola della roulotte accanto – invece di riempirci di mazzate come avremmo meritato – ci regalò della frutta per chiederci bonariamente di fare silenzio, in genere in campeggio stavamo abbastanza tranquille ad ascoltare musica e chiacchierare. Eravamo delle allegrone e il nostro repertorio musicale spaziava dalla classica “cassetta da lamette” ai Bauhaus, Cure, Smiths… e Pink Floyd.

E qui siamo al dunque. Una sera mentre La Baronessa ed io eravamo intente a preparare la cena, L'Olandese seduto davanti alla sua tenda beveva birra in contemplazione del vuoto e il nostro registratore diffondeva musica. Quando attaccò a suonare Wish You Were Here egli ebbe un impercettibile moto di turbamento, posò la bottiglia e passò dalla contemplazione ad un immobile rimuginare. Poi di scatto si alzò, salì in macchina e andò via. La cosa inizialmente ci fece anche un po’ sorridere perché fu come se il nostro aver inavvertitamente toccato un tasto dolente l’avesse smosso dal suo perdurante immobilismo.

Stette fuori la notte e tutta la giornata seguente e lo sentimmo rientrare in campeggio solo a notte fonda; il mattino successivo una fila impressionante di bottiglie vuote era allineata fuori dalla sua tenda e un paio di giorni dopo partì. Forse le sue vacanze erano finite, forse quella fatidica sera non aveva nemmeno sentito la nostra musica e si era improvvisamente ricordato di un impegno, noi però ci sentimmo a lungo in colpa per avergli suscitato chissà quali spiacevoli sentimenti.



Ho ascoltato tante volte quella canzone nel corso degli anni e a volte ho anche ricordato con un certo distacco quell’episodio, ma questa sera mi sono proprio chiesta: “chissà che fine ha fatto L’Olandese solitario?”


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7 settembre 2013

Il matrimonio dell'anno

Ci siamo quasi, a breve Audrey si sposerà e mi sembra quasi di scrivere un necrologio: “senza aspettare di avere trascorso quel minimo di 10/15 anni di convivenza, repentinamente dopo solo cinque anni, anche lei ha prematuramente ceduto alla tentazione di convolare a nozze”.

Avrete intuito che non sono una grande sostenitrice dell’istituzione del matrimonio - infatti convivo e per questo dico che dopo un po’ di anni insieme ci si rende conto che basta l’amore per stare bene con una persona - ma soprattutto non sopporto le cerimonie e le feste comandate.

9 agosto 2013

Alta Fedeltà 2



Ci ho preso gusto a fare gli elenchi. (vedi anche Alta Fedeltà 1  )

Nel corso di un programma radiofonico si chiedeva agli ascoltatori quale fosse il concerto a cui avrebbero voluto partecipare ma non l'avevano potuto fare per motivi anagrafici, di distanza o altro.
Ci ho pensato un po' e ne sono venuti fuori questi due elenchi

I CONCERTI MEMORABILI CHE HO VISTO
  • Cure Bilbao 2012. La terza volta che li ho visti dal vivo ed è stata un'esperienza così elettrizzante che ho dedicato un post all'evento 
  • Cult Palasport Torino 1986. Ai tempi dell'album Love, al massimo del loro splendore.
  • Vasco Rossi 1983 in poche centinaia al Campo sportivo di Igea Marina, perchè son capaci tutti ad essere in 70.000 a San Siro.
  • Depeche Mode Palasport Torino 1987 con David Gahan che riempiva il palco da solo.
  • Iggy Pop & The Stooges al Parco della Pellerina a Torino nel 2004, gratis. C'è bisogno di aggiungere altro?
  • Bruce Springsteen Stadio Comunale Torino 1988  L’evento era il concerto per Amnesty International denominato  Human Rights Now, nella stessa giornata suonava anche gente come Sting e Peter Gabriel, ma il Boss era stato un gradino sopra tutti

QUELLI CHE AVREI VOLUTO VEDERE
  • Police Torino 1980. Non erano ancora i tempi in cui i genitori andavano a prendere i ragazzini in discoteca... quindi, causa età e finanze insufficienti.
  • Rolling Stones Torino 1982. Idem come sopra, ma almeno per consolazione l'Italia aveva vinto i mondiali di calcio quel giorno.
  • U2 Modena 1987. Uno dei pochi periodi lavorativi di quell'anno e non mi ero potuta assentare, così vidi a malincuore i miei amici partire.
  • Placebo Collegno (TO) 2006. Principe Consorte di Mirafiori ricoverato in ospedale.
  • Pearl Jam Torino 2006. Un ragazzo che lavorava in una radio locale avrebbe dovuto farmi trovare due ingressi omaggio alla biglietteria, peccato che non risultassero né il mio nome, né il suo… comunque qualcuno della radio li ritirò e andò a vedere il concerto alla faccia di tutti.
Aggiungo poi genericamente, poichè non ho date in particolare a cui riferirmi, che mi sarebbe piaciuto vedere gli Smiths (ma ho visto Johnny Marr nel 2003) e Siouxsie & The Banshees con Robert Smith alla chitarra.


 

1 agosto 2013

Alta Fedeltà

Nonostante abbia passato da un bel po' i 20 anni mi sembra di essere ancora come un'adolescente, solo la mia situazione sentimentale per fortuna si è stabilizzata ma per il resto continua a non importarmi della carriera e del lavoro (sebbene a lavorare ci vada) o di certi status symbol tipicamente da adulti come la casa grande, la macchina bella o le vacanze nel villaggio alla moda.
I miei interessi ruotano sempre intorno ai libri, ai viaggi non organizzati, alla birra nei pub e alla musica e mi sembra di essere un po' come il protagonista di Alta Fedeltà, il romanzo diNick Hornby, non tanto per la grande collezione discografica ma per la mania delle compilation.
Anch'io ho sempre avuto la cassetta per ogni situazione:

1 luglio 2013

Brother Wolf and Sister Moon


Niente a che vedere con San Francesco e la religione – almeno credo – perchè sto facendo riferimento all’omonima canzone dei Cult pubblicata sul favoloso album Love, un disco secondo me tra i più belli in assoluto e il brano in questione mi affascina per via della sublime cupezza che evoca atmosfere notturne e misteriose. Quando era uscito il disco io e una mia amica (la mitica Baronessa di cui prima o poi vi parlerò dettagliatamente) eravamo molto prese da quella canzone, dicevamo che l’ideale sarebbe stato ascoltarla di notte, in un bosco, durante il temporale… e fuse! Non abbiamo mai messo in pratica il nostro intento, forse sapevamo come sarebbe andata a finire: ci saremmo suggestionate a vicenda e fatte prendere dal panico. Insomma, seppur fuse restava in noi un barlume di saggezza.
Avevo anche proposto lo stesso tipo di serata dark al ragazzo con cui uscivo, lasciandogli intendere tra le righe che quella situazione tempestoso-musical-cannabica avrebbe avuto un risvolto… per così dire “romantico”. Sarà stato perché a lui i Cult non piacevano, sarà stato perché non era bravo a leggere tra le righe, fatto sta che non ascoltammo mai la canzone nella fatidica atmosfera. Molto più probabilmente, era stato abbastanza sveglio da capire che in una situazione del genere, più che dalla passione, mi sarei fatta prendere dalla paranoia e dallo sconforto esistenziale e non solo non avremmo combinato nulla ma sarei stata pure pesante.
Col tempo mi passò la fissa per quel brano e desistetti dal voler sperimentare quella particolare situazione; però in questi giorni l’ho riascoltato e con un po’ di rammarico ho pensato che mi spiace non aver mai messo in pratica l’ascolto perfetto. Ho caricato la canzone sul lettore e mi sa che al primo temporale notturno aggiungo all’elenco anche l’ascolto in cuffia.
Qualcuno viene con me… visto che ho un po’ paura ad andare da sola nel bosco?!?




Non esiste un video ufficiale,  
fatevi andare bene questo 
per sentire la canzone.

 



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22 giugno 2013

Rubrica: Ho fatto la pipì 6^ puntata


Pensavate che la rubrica si fosse conclusa con la recensione e le foto del bagno più bello?!?  
L'ho creduto anch'io per un breve periodo; mi sembrava di essere giunta alla degna conclusione di un ciclo, ma poi ho frequentato dei locali nuovi e ciò che ho visto è stato troppo forte e non mi è stato possibile resistere alla tentazione di scrivere ancora.

Inizio subito con uno strappo alla regola per parlare di un locale fuori Torino, il circolo Pepper a Vialfrè, nel Canavese per la precisione.
Lato donne: sulla porta sono appesi dei quadretti con disegni e suggerimenti per la coltivazione di piante aromatiche come aglio e sedano; sulla parete ci sono – attaccate con le puntine a tre listelli di legno – pagine tratte da riviste di cucina con ricette e fotografie molto stuzzicanti. Della serie: “liberati che poi mangi”.
Lato uomini: l'ambiente è più piccolo, sulla parete ci sono diverse foto dei Beatles mentre sulla porta sono attaccate le copertine dei vecchi dischi 45 giri di Celentano e dei Nomadi.
Ma la chicca qui è un cartello che dice: “Se siete così morti di fame da rubare il deodorante per il bagno venite a chiederlo al bancone così non lo trovate consumato. Se proprio vi volete divertire provate a rubare una bottiglia di rum”.  Suona come una sfida, e conosco gente che non avrebbe bisogno di cartelli con simili esortazioni per riuscire nell'impresa.

Chiusa la parentesi della provincia torniamo in città.

Trattoria Gaia Scienza di via Guastalla: un po' trasandato, ma la particolarità è una pesante porta scorrevole con un camioncino giocattolo a fare da contrappeso.

L'autunno scorso ho iniziato a frequentare le serate TuxedoReunion (e se non sapete di cosa si tratta guardate il link) che si sono svolte in diversi locali... tutti con bagni che meritano una piccola recensione.
Sede invernale Controsenso Club in corso Orbassano: un bagno completo di tutti i sanitari doccia inclusa, mancano all'appello solo specchio, chiusura della porta e... pulizia.
Chiusa quella discoteca (non penso per le condizioni del bagno) si è passati al circolo The Hustler in via Reggio: il locale ha cambiate gestione recentemente e sarà grazie a questo che il bagno è nuovo, pulito e curato. Nell'antibagno comune un lavandino di design - ma funzionale - e uno specchio artistico, purtroppo ad altezza di puffo.
La sede estiva è il circolo Canottieri Armida al Parco del Valentino: all’evento della serata in questione era dedicata solo un'ala del circolo quindi chissà che non ci fossero altri bagni più belli, comunque quello che è toccato a noi era un angusto e scialbo bagnetto ambosessi in stile marinaro con le piastrelline bianche e blu.
Vi terrò aggiornati sulle eventuali nuove sedi, visto che ultimamente cambiano spesso.

E per chiudere, un bagno che è disorientante nel vero senso della parola: quello della Gelateria Silvano in via Nizza. Il percorso inizia da una grande porta con cartello “Attenzione porta scorrevole” che introduce in un ambiente con due porte, una con la scritta “Privato” l'altra con la scritta “Toilette”. La aprite e pensate di essere arrivati? Invece no, vi trovate in un disimpegno vuoto e abbastanza piccolo con altre due porte: “Uomini” e “Donne”. A questo punto, se non ve la siete già fatta addosso dalle risate, aprite la porta e vi ritrovate in un locale delle dimensioni di uno sgabuzzino il cui unico contenuto è ... un'altra porta che si apre su un altro minuscolo sgabuzzino vuoto in cui c'è finalmente la porta del bagno.
Dopo essermi ripresa dalle risate e dal disorientamento, ma ancora con il dubbio di essere finita in una candid camera ho preso carta e penna e ho disegnato la mappa per non dimenticarmi il percorso.

6 maggio 2013

25 modi per farlo urlare


Passando davanti all’edicola ho visto la locandina di una nota rivista femminile che pubblicizzava l’articolo più interessante del numero in uscita: “ 25 modi per farlo urlare”.

Immaginando che si riferisse alla vita di coppia, ho iniziato a pensare a quanti modi conosca io, sia che li abbia sperimentati personalmente, sia che mi siano stati riferiti da amiche o anche solo per sentito dire e il risultato è l’elenco che segue.

Certo, bisogna premettere che questi metodi non sono efficaci allo stesso modo su tutti gli uomini, dipende molto dalle caratteristiche e dalla personalità del maschio in questione, ma in linea di massima il risultato si ottiene; quindi non mi dilungo in spiegazioni e passo ad elencare, in ordine del tutto casuale:

29 aprile 2013

Giochi pericolosi (mio cuggino, mio cuggino)


Da bambini si fanno tanti giochi stupidi e a volte anche pericolosi e io non facevo certo eccezione. Il peggio di me lo davo in estate, quando andavo dai miei nonni che vivevano in campagna e questo per una bambina cittadina forniva possibilità pressoché infinita di fare danni.
Quando avevo 7/8 anni capitò che fui lasciata “incustodita” nelle vicinanze di un altrettanto incustodito vasetto di ciliegine sotto spirito (o forse era la grappa casalinga di mio nonno?) e si sa che una ciliegia tira l’altra… fatto sta che me ne feci fuori mezzo vasetto e poi diedi di matto. Il primo ad accorgersi di me fu mio nonno che con la flemma e il senso dell’umorismo che lo distinguevano andò dai miei genitori a dir loro di “andare a riprendere la bambina perché stava inseguendo quella vecchia (mia nonna) con un bastone”. Non ricordo bene, ma non credo che mi avessero sgridata più di tanto… per cominciare la colpa era di chi aveva lasciato il vasetto aperto, e poi mio nonno giustificava e difendeva sempre e comunque i suoi nipoti.

E a proposito, apro il capitolo dedicato ai cugini che vivevano lì in Romagna e che vedevo solo in estate con i quali ne combinavamo di tutti i colori perché in un certo senso avevamo un sacco di arretrato da recuperare.


5 marzo 2013

Macerie


L'altro giorno, con mio grande piacere e stupore, alla radio hanno passato un pezzo dei Joy Division e lo speaker, prima di trasmettere il brano, commentava l'epoca e il contesto musicale dei primi anni '80 dicendo:
“... nel 1980 siamo ancora nel periodo punk ma nei Joy Division non c'è più la rabbia del punk – viene tolta di mezzo – non c'è più la volontà di distruggere perchè siamo già in mezzo alle macerie...”
Questa allusione alle macerie ha davvero colpito nel segno e mi ha fatto pensare che se già allora eravamo nelle macerie, adesso siamo in un paesaggio post atomico di disintegrazione a livello sociale, culturale e politico... e purtroppo anche a livello musicale. Il rifiuto di questo scenario dovrebbe essere il terreno per una nuova onda di creatività musicale e invece sono solo cover, campionature e talent show per cantanti pop da botteghino. Anche la musica sta diventando un mero oggetto di consumo.





 
Joy Division - Love Will Tear Us Apart

26 febbraio 2013

Umorismo aziendale


In tutti i luoghi di lavoro con un elevato numero di dipendenti ci si trova ad avere a che fare con varie tipologie di umanità, e il posto dove lavoro io non fa eccezione, anzi ci sarebbero così tanti aneddoti da raccontare che non basterebbe un'enciclopedia.
In questo momento mi interessa raccontare alcuni episodi che riguardano coloro che vivono la giornata lavorativa con allegria e sono sempre pronti allo scherzo e alla burla, contrapposti a quelli che invece si prendono troppo sul serio e non hanno un minimo di senso dell'umorismo.

Il primo episodio si svolge – manco a dire -in uno dei bagni delle donne in cui c'è un piccolo buco nel muro, anzi nelle piastrelle, come se fosse stato tolto un tassello... insomma è evidente che si tratti un buco poco profondo che non attraversa il muro da parte a parte.
Una collega burlona ha appeso un cartello per invitare le frequentatrici del bagno a prestare maggiore attenzione alla pulizia, giocando sul fatto che quel piccolo buco nelle piastrelle fosse l'obiettivo di una macchina fotografica pronto a immortalare chi sporca, una specie di autovelox da interno…


Bene, c'è chi ha davvero creduto che ci fosse una macchina fotografica o forse un guardone nascosto e ha tappato il buco con della carta... e questo è successo più volte!!






Episodio 2. L'autunno scorso è stato lanciato un giornalino aziendale on-line e per creare una certa aspettativa e curiosità tra i dipendenti, i realizzatori della pubblicazione hanno iniziato ad appiccicare sulle porte, nei corridoi e negli ascensori una serie di bigliettini con il logo del giornalino (il cui nome era sconosciuto a tutti) e la scritta “sta arrivando”.
Io ho pensato ai biglietti dal messaggio biblico che si trovano in giro per la città (ve ne ho parlato qui) e ho iniziato a mia volta ad attaccare post-it con la scritta “Gesù sta arrivando” e “The Lord is coming”, oppure aggiungere a penna sugli stessi “2012 la fine”.
Non facevo in tempo ad attaccare biglietti – cercando di non farmi vedere – che qualcuno evidentemente privo di senso dell'umorismo, li staccava... e la collega della redazione del giornale che inseguiva i miei biglietti per fotografarli. Alla fine è riuscita a catturare due esemplari che sono poi stati pubblicati, con mia grande soddisfazione, sulla copertina del secondo numero. Non allego la foto perchè non voglio rivelare dove lavoro: già non è bello che una Regina vada a lavorare, lasciatemi almeno mantenere un po' di privacy.

Il terzo episodio riguarda un'uscita di emergenza di cui io vi mostro solo la foto perchè il dettagliato resoconto è stato fornito a suo tempo da Audrey... che lavora con me. Andatelo a leggere, ne vale la pena!


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