11 dicembre 2012

Chiama l'idraulico



“A ciascuno il suo mestiere”: questo è il mio motto. Chiamare l’idraulico a casa significa spesso dover accendere un mutuo per pagare l’intervento (rigorosamente in nero), ma tentare di fare da sé quando non si è capaci si risolve sempre con il ricorrere comunque a un esperto e in aggiunta dover riparare i danni creati.
Come fece il mio capo che a tutti i costi voleva farsi “ritagliare” una nicchia nel muro esattamente lì dove piaceva a lui, senza volere intendere le ragioni dei muratori che pur di non sentirlo più parlare, tagliarono muro e tubi del gas che passavano proprio in quel punto. Oppure quella volta che portò allo sfinimento il tecnico della lavatrice con chiamate serali, notturne e festive, minacciando anche azioni legali se non fosse stato risolto il problema, per poi scoprire che non aveva acceso un interruttore di sicurezza che portava la corrente alla lavatrice.
Una cosa del genere l’ho fatta anch’io. Al fornello arrivava solo un esile filo di gas per cui anche solo preparare un caffè diventava un’impresa disperata. I tecnici da me chiamati verificarono che non c’erano guasti e – quasi sul punto di andarsene – notarono una maniglia metallica nel muro che io usavo come gancio appendi oggetti credendola del tutto inutile; in realtà si trattava di un antiquato ma funzionante rubinetto del gas… che io avevo inconsapevolmente chiuso. Che vergogna!
Ma l’avventura più surreale e divertente (raccontandola adesso) capitò qualche anno fa quando il mio compagno - il Principe Consorte di Mirafiori - decise di sostituire il rubinetto della cucina sostenendo che si trattava di un lavoro facile facile.
Bisogna sempre saper interpretare “i segni” e quello che ricevette lui diceva chiaramente di lasciar perdere.
Il rubinetto centrale del nostro appartamento non chiudeva del tutto l’acqua, ma lui imperterrito decise di chiudere il rubinetto condominiale e fino qua non ci sarebbe stato niente di strano, se avesse messo un cartello per avvisare i vicini che avrebbe tolto l’acqua. L’idea geniale invece fu quella di fare il lavoro in piena notte in modo da non causare disagi (!!).
Così un sabato notte, tornati da una serata con gli amici, io vado a dormire e lui scende in cantina e chiude l’acqua al condominio, poi torna in casa smonta il rubinetto, installa quello nuovo appositamente comprato e torna in cantina ad aprire l’acqua.
Quando sembra che tutto sia a posto è lì che l’imprevisto in agguato è pronto a colpire!
Il rubinetto nuovo è più piccolo del tubo nel muro, di poco, di qualche millesimo di millimetro ma è quel tanto che basta prima a far filtrare un po’ d’acqua e poi, con la pressione che aumenta, a far schizzare ovunque.
Nel sonno sento una voce che mi chiama e quando, ancora mezza addormentata, mi affaccio sulla porta della cucina mi si presenta uno spettacolo tra il tragico e il grottesco: lui che tenta di tenere pressato il rubinetto contro il tubo e l’acqua che zampilla dal muro come fosse la fontana luminosa del Parco del Valentino… solo che l’accompagnamento musicale è una litania di bestemmie. Quindi passo io a tenere il rubinetto e lui torna in cantina a chiudere l’acqua per poi sostituire il rubinetto nuovo con quello vecchio, che gocciola solo ma almeno non schizza acqua in tutta la casa.
Morale della storia: una notte insonne tra smontaggi, rimontaggi, aperture e chiusure di rubinetti, salite e discese in cantina, asciugature di laghi e giramenti di palle per poi dover chiamare un idraulico a fare il lavoro.
Il sabato successivo ci fu il famoso black out che lasciò mezza Italia senza corrente… sarebbe stata la notte giusta per fare il nostro lavoro.



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6 dicembre 2012

Tradimenti e social network



Ho sentito alla radio che secondo una statistica la maggior parte dei tradimenti avviene “grazie” ai social network, non tanto perché si incontrano persone nuove ma perché si vanno a cercare le vecchie fiamme, all’inizio per la curiosità di vedere che fine hanno fatto e poi da cosa nasce cose si ricomincia a frequentarsi.

Mah! Dico io. Se c’è una categoria di persone che spero sempre di non incontrare (sui social network così come nella vita reale) sono gli ex fidanzati. In fin dei conti se ci si è lasciati un buon motivo ci sarà stato di sicuro, e anche se a distanza di tempo non si ricorda più quale fosse è senza dubbio sufficiente per continuare a perdersi di vista.

Trovo assurda la gelosia che molta gente prova nei confronti delle/degli ex del proprio partner… ma non è già abbastanza impegnativo essere gelosi al presente? Bisogna anche complicarsi l’anima con la gelosia retroattiva?

Per quanto riguarda la ricerca dei vecchi amici invece, non credo che vorrei riprendere i contatti con tutti, però ogni tanto mi piacerebbe poter dare un’occhiata alle loro vite per vedere come stanno.

3 novembre 2012

Notturno musicale

E' uno dei primi video dei Cure e non è di eccelsa qualità, niente a che vedere i famosi video  artistici e molto creativi realizzati da Tim Pope negli anni successivi; eppure a me piace molto, proprio per la sua essenzialità che ben si addice alla canzone. Soprattutto mi colpisce l'ambientazione in quel giardino decadente, pieno di statue che assumono inquietanti sfumature nelle ore serali. Mi richiama alla mente i giardini di Palazzo Reale a Torino, che  sono da tempo chiusi per restauri: chissà nelle nebbiose serate invernali chi si aggira tra gli alberi spogli e le statue in rovina? 






The Cure - The Hanging Garden

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29 ottobre 2012

Dal cassetto dei ricordi


Questa è una cosa che ho scritto molti anni fa, più o meno l'ultimo anno di superiori. Non so se definirla poesia o che altro, comunque rileggendola continua a piacermi, quindi la propongo qui.


SENSAZIONI FORTI

Adoro i temporali pomeridiani.
Mi piace vedere il cielo diventare nero, cupo, terrificante
mi piace affacciarmi e guardare le nuvole avanzare minacciose
e provare contemporaneamente un senso di attrazione e di repulsione;
esse suscitano in me una misteriosa paura
una magica infatuazione
e non posso smettere di guardarle.
Adoro i temporali pomeridiani
quando i tuoni annunciano l’arrivo della pioggia
con tutta la sua forza.
Mi piace vedere l’acqua scrosciare d’improvviso
e allagare le strade,
impazzita dalla violenza del vento
che scuote e piega gli alberi in un pietoso inchino.
Adoro i temporali pomeridiani.
Adoro godermi la forza e la violenza
che si scatenano in pochi intensi attimi.
Adoro l’arcobaleno
emblema delle contraddizioni della natura;
in pochi istanti tutto passa e va
diventa notte e poi di nuovo giorno.



La foto invece è recente.




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4 ottobre 2012

Libro: L’Ozio Come Stile Di Vita di Tom Hodgkinson



L’OZIO COME STILE DI VITA   di Tom Hodgkinson

Dalla prefazione dell’autore:
Oziare è bello. Questo libro ha lo scopo di celebrare la pigrizia e di attaccare la cultura occidentale del lavoro, che ha schiavizzato, demoralizzato e depresso così tanti di noi.
Non far niente è il lavoro più duro di tutti, come notò Oscar Wilde. Intorno a voi ci sono sempre un sacco di persone che cercano di farvi fare qualcosa. E’ per questo che ho tentato di creare una specie di canone di scritti sull’ozio tratti dalla filosofia, dalla letteratura, dalla poesia e dalla storia degli ultimi tremila anni, per fornire a noi oziosi le munizioni mentali di cui abbiamo bisogno per combattere la guerra contro il lavoro. E il mero numero di grandi cultori dell’ozio nella storia dimostra che non siamo soli.
Oziare significa essere liberi, e non soltanto essere liberi di scegliere fra McDonald’s e Burger King o fra Volvo e Saab. Significa essere liberi di vivere la vita che vogliamo fare, liberi da capi, salari, pendolarismo, consumi e debiti. Oziare significa divertimento piacere e gioia [….]

27 settembre 2012

Rubrica: Ho fatto la pipì - 5^ puntata



Da quanto tempo non vi deliziavo con questa interessantissima rubrica, vero?
Comunque, ecco gli abbondnti aggiornementi che ho preparato e soprattutto vi annuncio che trovato Il Bagno Perfetto e ne vedrete anche le foto!

Pub Sir Francis Drake in via Monginevro: un bagno davvero squallido con l’aggravante che la luce temporizzata si spegne troppo presto lasciandoti al buio sul più bello (…)

Pronto Soccorso degli Artisti in via Oristano: niente di particolare salvo l’acustica. No, non pensate male! Nel locale in questione ci sono sempre concerti live e dal bagno la musica si sente benissimo, quasi meglio che in sala.

Gorilla in centro a Chieri: un azzeccato mix di minimalismo e accessori antichi, da rimarcare lo specchietto rotondo a ingrandimento al lato dello specchio grande.

Inferno Cafè in piazza Nizza: locale in stile gotico e cesso in stile trasandato, la poca illuminazione oltre a fare ambiente camuffa la scarsa pulizia.

Ala in via Santa Giulia: trattoria d’altri tempi con cesso alla turca in cortile.Ti aspetteresti il peggio e invece è più che dignitoso: sanitari e piastrelle nuove, lavandino con acqua calda e un utilissimo adesivo con le istruzioni dettagliate per lavarsi bene le mani.

Kirkuk cafè in via Carlo Alberto: locale etnico e bagno in tema decorato con maioliche fantasiose e grazioso specchio con lampada annessa a formare una specie di altarino, purtroppo un po’ troppo basso.

Pub Dorian Gray in via Tunisi: il bagno è tutto abbellito con decoupages, arredi e decorazioni di genere floreale e primaverile; il tocco di puro genio è dato da un tappetino di erba sintetica sul davanzale della finestra. [luglio 2014: una novità che vale un aggiornamento, guardate qui]

E per chiudere in bellezza (davvero) ecco Il Bagno Perfetto che si trova al ristorante giapponese Kobe in via XX Settembre.
L’antibagno ha una grande porta a vetri scorrevole visibile dalla sala da pranzo, i rubinetti hanno una scanalatura in cui l’acqua scorre a vista e anche se sono metallici il sistema ricorda certe fontane in pietra che si vedono in montagna; insomma come sempre sono i piccoli particolari che fanno la differenza.
Purtroppo le foto dell’interno sono un po’ scure ma rendono abbastanza l’idea: le pareti sono dipinte di nero ma l’ambiente non è opprimente dato che è molto spazioso e illuminato sapientemente. I mobili e la cornice dello specchio sono di legno argentato e in fondo alla stanza c’è la sagoma in rilievo di una geisha che si riflette nello specchio, io la trovo fantastica!









17 settembre 2012

Negozi fuori stagione



Ci sono cose che davvero non riesco a capire nel mondo del commercio, ed è quindi una fortuna il fatto che io non abbia un negozio altrimenti credo che fallirei subito.

Il Giovane Holden si chiedeva dove vanno d’inverno le anatre quando il laghetto gela, io invece tutti gli anni d’estate mi pongo lo stesso interrogativo. “Ma perché le gelaterie chiudono per ferie in agosto?” Quando li vogliono vendere i gelati col freddo che fa a Torino, forse a gennaio?!?

E poi, nei negozi di abbigliamento perché c’è sempre il clima al contrario? Mi spiego meglio. Avete presente il freddo che fa in inverno e voi siete in giro con cappotto, sciarpa, guanti, cappello e quant’altro? Bene, entrate in un negozio e all’inizio sentite un piacevole calduccio che piano piano vi scongela, sbottonate il cappotto e sfilate la sciarpa, ma non basta perché dai bocchettoni continua ad uscire aria calda come nel deserto e il caldo diventa insopportabile; vi guardate intorno e vi rendete conto che le commesse sono in maglietta con le maniche corte mentre voi siete lì che grondate sudore sotto il vostro maglione a collo alto… e quando uscite vi si gela il sudore sulla schiena e vi prendete la bronchite.
In estate ovviamente avviene il contrario: caldo afoso che si suda a fare niente, madidi, entrate in un negozio e l’aria condizionata sparata a temperature polari vi brina la maglietta. Risultato: “squaraus” per i deboli di intestino, bronchite per tutti.
Forse però ho capito il perché di questa climatizzazione inversa rispetto alla stagione… non so se ci avete fatto caso, ma negli ultimi anni è stato sempre peggio. Le stagioni della moda anticipano e così ci troviamo a fine gennaio/inizio febbraio con ancora i saldi invernali in corso (e tempo per sfruttarli visto il clima) e le vetrine propongono già abbigliamento estivo, nemmeno primaverile tipo giacchette o maglie di cotone con maniche lunghe… nooo loro vendono top e gonnelline leggerissime!! D’altra parte ad agosto l’abbigliamento estivo è già relegato in qualche angolino e cappotti e stivali ammiccano dalle vetrine, quindi ecco spiegato il ruolo dell’aria condizionata che ti porta la temperatura del negozio a 12 gradi, così puoi provare il cappotto senza problemi.

A proposito di stivali. Sarà che questa inversione delle stagioni nei negozi provoca un po’ di confusione, ma non è comunque un buon motivo per indossare gli stivali d’estate col caldo. Questa moda prevalentemente italiana la trovo davvero insopportabile e non so se mi irrita di più la risposta “ma va di moda” (quindi va bene qualunque cagata la moda stabilisca, mi chiedo?) o la giustificazione “ma sono stivali estivi”. Minchia! Sempre stivali sono! Tengono il piede e la gamba chiusi e fanno sudare, non possono essere estivi!

Allora se è vero che basta che vada di moda per andare bene e se è vero che basta mettere l’etichetta di estivo o invernale su un capo per adattarlo alla stagione… ho deciso di inventare l’infradito invernale ricoperto di pile o di pelliccia, tanto per rendere chiaro il concetto che è invernale e non si deve usare per andare in spiaggia. Aspetto le vostre ordinazioni.


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10 settembre 2012

La seconda settimana di scuola


Io appartengo a quella fortunata (o forse no) generazione le cui mamme facevano le casalinghe e non ho quindi avuto la necessità di essere “parcheggiata” all’asilo, tanto c’era la mamma a casa…
Il primo giorno di scuola è stato un avventurarmi verso un mondo sconosciuto, ma non ero preoccupata, anzi, ero piena di entusiasmo per questa novità e non capivo perché davanti al portone della scuola ci fossero bambini in lacrime che non si volevano staccare dalle loro mamme.
I piagnistei continuarono poi anche in classe, mentre io ero elettrizzata da tutte le novità che si prospettavano. La storia continuò in questo modo per alcuni giorni. All’inizio della seconda settimana gli animi si erano placati, tutti i capricci erano cessati, i miei compagni si erano abituati all’idea di lasciare la mamma per andare a scuola e nessuno piangeva più.
Intanto io in quella prima settimana avevo realizzato due cose fondamentali:
1) a scuola ci sarei dovuta andare OGNI GIORNO!!
2) avrei dovuto fare tutta una serie di cose – tipo scrivere in corsivo e in seguito anche imparare a fare i conti – anche se non ne avevo la minima intenzione
Fu una vera tragedia e iniziai una serie di pianti e sceneggiate degne di Mario Merola davanti al portone della scuola, lungo le scale e in classe… ma non ci fu verso… andai a scuola sino alla 5^ superiore.
Lo realizzo solo adesso, ma la sindrome da lunedì di cui soffro tuttora ha radici profonde, nasce da quella maledetta seconda settimana di scuola e non mi sono ancora abituata all’idea di dover andare a lavorare tutti i giorni e dover fare per forza cose di cui non mi importa nulla.
Per la cronaca, continua a non piacermi scrivere in corsivo e per quanto riguarda la matematica… bè… lasciamo perdere…



L’ultimo giorno di vacanza è un’enorme domenica sera.



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11 agosto 2012

12 luglio 2012: una notte magica al Kobetamendi



Da alcuni anni si svolge in luglio – su una collina chiamata Kobetamendi che si trova sopra la città di Bilbao – un festival musicale della durata di tre giorni. La fortuna ha voluto che coincidessero le mie vacanze nei Paesi Baschi e il Festival di quest'anno... e ancora più importante che la prima serata suonassero i Cure.

Ero molto elettrizzata al pensiero di rivederli dal vivo esattamente dopo venti anni (dai tempi del Wish Tour) ma anche un po' preoccupata all'idea di poter assistere al tramonto di un mito. Dopo tanti anni mi sarei emozionata ancora? E loro, dopo tanti anni trascorsi sui palchi sarebbero ancora stati in grado di offrire uno spettacolo valido? Non nascondo che il timore di vedere la patetica esibizione di star finite abbia attraversato la mia mente, ma mi sono anche detta che questa sarebbe stata una delle ultime occasioni che avrei avuto per rivederli dal vivo... e io lo desideravo veramente e in un certo senso sentivo anche che non mi avrebbero delusa.


27 luglio 2012

Sta arrivando...


Negli ultimi mesi la città si è riempita di volantini appiccicati in ogni luogo che ci ricordano che “Gesù sta arrivando”. Non bastassero i volantini, sono anche apparse  sui muri delle scritte in italiano, inglese e francese che ci ripetono lo stesso messaggio. 
Ho preso nota e tanto per non sbagliare tengo la casa in ordine, non si sa mai volesse passare anche da me, ma aspetta oggi aspetta domani, del Signore ancora nessuna traccia.
Mi è venuta voglia di andare ad attaccare dei volantini di rettifica: “…sta arrivando, ma è rimasto imbottigliato nel traffico sulla Salerno – Reggio Calabria”. Se Cristo si è fermato a Eboli un motivo ci sarà.


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25 giugno 2012

Cuneesi al volante


I cuneesi al rum sono buonissimi ma è senza dubbio più interessante parlare dei cuneesi al volante.
Personalmente trovo che siano i piemontesi più simpatici e divertenti (ciò dipende anche dall’avere un carissimo amico, di cui parlerò tra poco, originario di quella provincia) e in Piemonte circolano sugli abitanti della “Granda” varie dicerie che probabilmente non hanno varcato i confini regionali, per esempio si dice che siano poco svegli (luogo comune) e che non sappiano guidare (verità inconfutabile!).
Una volta erano oggetto di derisione e li si poteva riconoscere anche senza guardare la targa, perché erano gli unici che tenevano i fari accesi anche in pieno giorno con il sole; adesso, con l’introduzione della norma del codice della strada che prevede che anche gli abitanti delle altre province italiane lo debbano fare, si sono presi una clamorosa rivincita. Io mi sono sempre chiesta se il Ministro Lunardi abbia origini cuneesi e se qualcuno lo sa per favore mi tolga questo dubbio.
Altre prerogative della loro guida incerta sono il pisolino al semaforo verde e la frenata quando non serve, per esempio percorrendo un rettilineo senza traffico e con alta visibilità loro – tac – ti piazzano lì un colpetto di freno tanto per gradire.
Questa mania della frenata a caso ce l’ha anche il mio amico Minotauro: lui è originario della zona di Alba ma vive a Torino e di mestiere ha sempre fatto il rappresentante/fattorino/corriere e quindi ha una certa esperienza di guida, eppure al volante è cuneese fino all’osso, si vede che certe attitudini fanno proprio parte del patrimonio genetico e non si possono cambiare. Andare in macchina con lui significa vagare per le strade senza meta, persi tra chiacchere, canzoni inventate e colpi di freno a caso, fermandosi a chiedere indicazioni a gente più smarrita di noi.
Una domenica pomeriggio percorrendo strade a caso per andare verso una meta precisa, giungemmo all’unico semaforo di un paesino mentre stava scattando il rosso; M si fermò proprio in mezzo all’incrocio, poi, scorta un’auto della polizia appostata, fece retromarcia per posizionarsi prima della linea bianca. A questo punto il poliziotto non potè fare a meno di avvicinarsi per chiedere spiegazioni (già ridendo sotto i baffi) e M diede il meglio di sé iniziando ad arrampicarsi sugli specchi:
“Sa mi scusi, sono di Cuneo neh, non sono pratico della zona, stavamo andando a fare una gita però chiacchieravo e quando ho visto il semaforo non sapevo se dovevo andare dritto o girare e ho pensato: adesso dove vado? E poi è diventato rosso e mi sono fermato, ma ero già in mezzo alla strada e ho visto la macchina della polizia e allora ho pensato che adesso mi faceva la multa…”
Il poliziotto, non solo non gli fece la multa ma gli fornì le indicazioni stradali, infine gli intimò di togliersi di mezzo e andarsene prima di scoppiargli a ridere in faccia. Potenza della parlantina…
A proposito di parlantina e gite fuori porta questo è un altro episodio divertente che vede M protagonista. La storia inizia sempre allo stesso modo, cioè vagando in auto per la provincia torinese e ovviamente, chi deve guidare se non uno di Cuneo?!? Eravamo alla ricerca di una località in aperta campagna dove era avvenuto un fatto di cronaca che incuriosiva M, ma non sapevamo dove fosse di preciso. Ad un certo punto, ormai arresi all’idea di esserci smarriti tra campi di mais e cascine isolate, incontriamo dei ragazzi in motorino e M pensa di chiedere loro indicazioni, cercando però di non far capire che facciamo parte della processione di curiosi che tutti i giorni si reca sul luogo “incriminato”.
“Scusate ragazzi, mi sono perso, sto cercando la cascina di un mio amico ma ci sono andato una volta sola e non mi ricordo la strada, sono di Cuneo non sono pratico della zona, è vicino a quel posto dove è successa quella cosa, mi ha detto che se chiedevo di quel fatto tutti sapevano dove si trova, però non è che voglio proprio andare lì neh…”
I malcapitati ragazzi di campagna prima di essere travolti dal fiume in piena di parole forniscono le indicazioni necessarie e fanno per andarsene, quando il nostro eroe - avendo nel frattempo realizzato che il posto in cui ci troviamo è l’ideale per appartarsi con “Maria Giovanna” - li apostrofa così: “Ragazzi, avete una cartina?” e loro: “No, ma per andare lì non ne hai bisogno”. E poi sono quelli di Cuneo i tonti?!?

Mi rendo conto di avere divagato un po’ troppo e quindi chiudo parlando della guida dei romagnoli che per non sbagliare seguono, anzi percorrono, la linea bianca di mezzeria; loro dicono che lo fanno per non investire i ciclisti ma io non ci credo tanto. Purtroppo non è uno scherzo: qualche anno fa vicino a casa dei miei nonni, lungo la strada della Val Marecchia, una statale larga e dritta, è avvenuto uno scontro frontale tra due motociclisti che evidentemente seguivano entrambi la linea bianca. Da non credere, soprattutto se si pensa che il motomondiale parla romagnolo… meno male che non c’è la striscia bianca in mezzo alla pista!


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12 giugno 2012

Libri non letti


Sfogliando una rivista nella sala d’aspetto del dentista ho trovato un test sulla personalità; una delle domande era “Avete mai parlato di un libro che non avete letto?”.
La mia mente ha abbandonato il test e ha iniziato a vagare per i ricordi scolastici. Se ho mai parlato di un libro non letto? Ne ho addirittura fatto delle relazioni scritte!!
Alle superiori avevo una prof di francese che come compito a casa ci faceva preparare delle relazioni su libri letti in lingua originale; a me questo piaceva anche, però spesso la pigrizia prevaleva. Una volta mi limitai a leggere il libro in italiano per fare più in fretta, un’altra volta trovandomi particolarmente incasinata non riuscii nemmeno a fare quello e allora decisi di chiedere a una mia amica (con la quale ci scambiavamo favori scolastici sebbene frequentassimo istituti diversi) di darmi una mano, e le passai il libro da leggere in francese con l’incarico di farmene un riassunto - anche a voce – e poi al resto avrei pensato io. Il giorno prima della consegna del compito la mia amica mi presentò i risultati del suo lavoro: la traduzione dell’intero libro manoscritta con le famose zampe di gallina per cui andava nota, non un riassuntino come le avevo chiesto io. Il tempo stringeva, lessi un paio di capitoli e la quarta di copertina e improvvisai la mia relazione, non eccelsa, ma che valse comunque una sufficienza. Il libro in questione era “Lo Straniero” di Camus e dopo aver scoperto che aveva ispirato la canzone dei Cure “Killing an arab” l’ho poi letto ben due volte (in italiano però).

 Questo episodio si risolse abbastanza bene, però mi viene in mente che nello stesso periodo facemmo uno scherzetto che rischiò di tramutarsi in tragedia (scolastica ovviamente). 

Prima di raccontare l’episodio devo però premettere che la vittima dello scherzo - che chiamerò MrS - era il primo della classe ma non fastidiosamente secchione, era bravo e basta, e quando c’era da cazzeggiare non si tirava mai indietro. A dirla tutta, oltre ad essere il mio vicino di banco a quei tempi era anche il mio migliore amico (pensate se mi fosse stato antipatico cosa gli avrei combinato).
Passiamo ai fatti. La prof di italiano aveva assegnato come compito la lettura del romanzo “Metello” di Vasco Pratolini ma, chissà perché,  MrS aveva deciso di leggere un altro libro dello stesso autore. La mattina dell’interrogazione MrS è colto dal panico perché si rende conto di non essersi preparato sulla cosa giusta e chiede a me e un’altra compagna di raccontargli di cosa parla “Metello”. Io e l’altra bastarda abbiamo immediatamente colto l’occasione e inventato una storia molto fantasiosa di mondo contadino e animali sacrificali in cui Metello era il VITELLO protagonista della storia.
Al momento dell’interrogazione il nostro MrS inizia a parlare di vita, morte e miracoli dello scrittore, facendo agganci al libro che aveva veramente letto e pericolosi riferimenti al mondo contadino tali da farci venire un senso di rimorso, per cui io e l’altra compagna abbiamo iniziato a dare gomitate e fargli gestacci per farlo desistere ma lui sembrava non capire… per fortuna non fece nessuna chiara allusione al vitello. Insomma, non per niente era il primo della classe e parlò a lungo senza dire nulla di compromettente.
Vi risparmio la descrizione delle scene di ira di MrS e degli improperi che ci rivolse quando gli raccontammo di averlo reso vittima di un innocente scherzetto che ci aveva tanto divertite.




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17 maggio 2012

Libro - Una Banda di Idioti di John K. Toole


Una Banda di Idioti  - John K. Toole

La traduzione in piemontese potrebbe essere "Na Banda d'Piciu" e qui mi fermo perchè la mia conoscenza della lingua non va molto oltre. Il vero motivo per cui questa traduzione non va bene è però un altro. Nel mio modo di vedere la banda d'piciu siamo "noi" gli amici, quelli che fanno i cazzoni ma che in fondo sono simpatici, mentre nel libro gli idioti sono "gli altri", i nemici, quelli che sono inquadrati negli schemi e non capiscono chi canta fuori dal coro.


Il libro narra le vicende di Ignatius J. Reilly, un personaggio pazzesco!!
Aspetto grottesco, quasi disgustoso, con l'inseparabile berretto verde da cacciatore, la camicia da notte di flanella, i chili in eccesso e gli enormi rutti causati da una valvola pilorica capricciosa. All'inizio viene da pensare che sia lui il povero idiota, ma in realtà si scopre che non è così.
Ignatius è un puro d'animo, ha una profonda coerenza ed una visione tutta particolare del mondo: è scandalizzato dalla sfacciataggine della modernità e dal consumismo (siamo negli ani '60!!) e trova rifugio nella sua camera che puzza di bustine di tè usate, scrivendo pagine che potrebbero/dovrebbero cambiare il corso della storia e il destino dell'umanità.
Quando, suo malgrado, si trova a dover affrontare il mondo esterno - cioè cercare un lavoro - si trova coinvolto in una serie di disavventure tragico-comiche che si vanno collegando l'una con l'altra innescando una reazione a catena... tutta a danno del povero Ignatius.
Ma lui non si perde d'animo e procede imperterrito perchè sa che è il resto del mondo che sbaglia e un giorno tutti se ne accorgeranno... se solo potessero leggere i suoi scritti.

E' un romanzo che mi ha appassionata, divertita e fatta riflettere. Per il poco che so dell'autore credo che questa storia abbia qualche tratto autobiografico (o almeno mi piace pensare che sia così) ma la differenza sta tutta nel finale: l'autore si suicida, Ignatius nonostante tutto non perde la sua purezza d'animo, non si fa traviare da un mondo di cui non condivide le regole e questo è un grande messaggio.


11 aprile 2012

Edizione Spagnola della Rubrica "Ho fatto la pipì"



Come ben sapete nella mia Rubrica fornisco solo le recensioni dei bagni dei locali di Torino e dintorni e non ho intenzione di prendermi l'impegno di fare recensioni anche in vacanza, magari all'estero dove gli usi e i costumi sono diversi, però una piccola eccezione la devo fare e parlarvi della "Segnaletica da bagno Spagnola".

Le sagome stilizzate di omini e donnine sulle porte dei bagni sono note e comprensibili in ogni parte del mondo, ma gli spagnoli sono troppo creativi e anche un po' poetici per poter utilizzare una segnaletica così banale e quindi, da nord a sud in continente e nelle isole, si sbizzarriscono con raffigurazioni forse anche troppo fantasiose visto che a volte non è immediatamente comprensibile quale sia il lato "giusto" dei servizi in cui recarsi.
Si inizia dalle scritte "Damas" e "Caballeros" (qui è facile, basta sapere lo spagnolo e non si sbaglia) per passare alle infantili raffigurazioni di bimbe e bimbi alle prese col vasetto da notte proseguendo con ritratti di damine dall'acconciatura elaborata e uomini in frac e baffi, per passare a criptiche composizioni di cilindro e bastone da un lato e guanti e ventaglio dall'altro per giungere alle esoteriche sculture in legno di gnomi e fatine dei boschi!! Se vi sembra che mi stia ponendo un problema inutile vi assicuro che quando la natura chiama imperiosamente anche quei pochi secondi persi ad interpretare i disegni sono importanti!

Ora racconto un episodio che mi è capitato a Minorca, ovviamente ai servizi di un ristorante, per la precisione quello con le sculture di gnomi e fate sulle porte. Ero già abbastanza all'erta e attenta a cogliere ogni particolare strano e infatti, ecco lì il cartello affisso sulla porta all'interno del bagno, scritto con un carattere piccolo e armonioso, composto da quattro righe ben centrate sul foglio che a me ha subito dato l'idea di una poesia. Bè, ne aveva l'aspetto, e poi perché ci si dovrebbe stupire di una poesia appesa sulla porta su cui un elfo dei boschi indica la direzione da seguire?!?
Mi sono avvicinata e ho iniziato a leggere, la prima riga recitava: "Al sortir vagin alerta amb s'escaler " (o "escalon" non ricordo bene). Sono sempre più basita, quel "vagin alerta" mi fa pensare che forse sono dinanzi ad una poesia erotica scritta in una lingua oscura. In effetti la lingua mi è sconosciuta, visto che si tratta di catalano, ma leggendo le tre righe successive realizzo che il foglietto in questione non è altro che un cartello multilingue che invita a prestare attenzione al gradino uscendo… insomma il classico "Please mind the gap".

Sono sconcertante, vero? Allora leggete anche questo divertente episodio che si svolge (ovviamente) nel bagno di un ristorante.

Il percorso è: corridoio illuminato, antibagno buio e bagno illuminato. Entro nel bagno e un attimo prima di “posizionarmi” la luce si spegne. Pensando di trovarmi in un ambiente con fotocellula inizio a sbracciarmi al buio per far riaccendere la luce ma ciò non avviene, torno quindi nell’antibagno che adesso è illuminato e casualmente premo un interruttore che accende la luce in bagno ma resto comunque convinta che ci sia una fotocellula. Quando esco l’antibagno è di nuovo al buio e io ricomincio a schiaffeggiare l’aria fino a quando mi rendo conto che c’è un interruttore (ma va?) e che la luce ha un timer per lo spegnimento automatico (doppio ma va? carpiato). Sto già iniziando a ridere da sola della mia idiozia quando l’asciugatore ad aria ci mette del suo, con un getto potentissimo e rumoroso tipo decollo dello space shuttle e una durata di 5 secondi. Al terzo avvio della turbina sono piegata in due dalle risate e ancora con le mani bagnate… torno al mio tavolo asciugandomi la mani sui jeans e continuando a ridere da sola come una pazza.



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5 aprile 2012

Avanzi di panettone


In ufficio abbiamo mangiato l'ultimo pandoro della stagione prima della data di scadenza... e a me sembra sempre inconcepibile che ci sia gente che avanzi il pandoro o peggio ancora il panettone! Eppure è così, lo dimostrano tutte le ricette che vengono proposte dopo le festività natalizie per finire gli avanzi del panettone.
Un po' in ritardo, ho quindi pensato di scrivere anch'io il mio suggerimento e se non vi serve adesso tenetelo buono per l'anno prossimo; non dovete però aspettarvi la ricetta tradizionale di famiglia come vi avevo dato per la piadina questa è più una ricettina improvvisata.

Comunque, eccoci qua.

Prendete un panettone e con grande determinazione e forza di volontà imponetevi di mangiarne solo mezzo (lo so, è difficile).
Richiudete la metà rimasta in un sacchetto a chiusura ermetica e tenuta stagna, per evitare che il profumo fuoriesca minando la vostra resistenza. L'ideale sarebbe utilizzare un sacchetto anche insonorizzato (ammesso che esista) perchè, è risaputo, il panettone di notte chiama il vostro nome come il canto delle sirene.
Nascondete quindi il sacchetto in un mobile dove non andate spesso a prendere delle cose -  che so, l’armadio in cui tenete il servizio da tè della bisnonna che non usate mai - e cercate di dimenticarvi della sua esistenza per 3 – 4 giorni (del panettone, non dell’armadio).
Passato questo periodo preparate, a seconda dei gusti, una bella tazza di caffè latte o di tè forte non zuccherati, o per i più guduriosi una cioccolata calda con rum; l'importante è lasciare stemperare un poco in modo che la bevanda non sia troppo calda. Finalmente liberate il panettone dalla sua prigionia e tagliatelo a fette, quindi inzuppate per alcuni istanti nella bevanda da voi scelta e gustate, infine con il cucchiaino raccogliete i canditi che si sono depositati sul fondo della tazza.

Che manicaretto facile da realizzare, vero?!?





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22 marzo 2012

Umorismo Fotografico: Scritte sui muri


Come vi ho detto sono specializzata in "cartellonistica" e anche le scritte sui muri fanno parte di questa categoria. Ecco quindi un paio di assaggi:

  •  Lugano (e si commenta da sola)




  • Scritta sul muro di una chiesa a Ibiza
    La unica iglesia que ilumina es la que arde




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20 marzo 2012

Comicità involontaria


Per quanto ci si possa sforzare di inventare cose divertenti è sempre la comicità involontaria quella che fa ridere di più; ecco un paio di esempi.
 
Sulla porta di una chiesa del centro fa bella mostra di sè un cartello con il seguente avviso:
“Anche in chiesa avvengono furti. Non perdete di vista borse e borselli.”
 Io avrei aggiunto una postilla
“Il Signore vede tutto, ma non può mettersi a fare il poliziotto”.

Non ho mai recensito nella mia rubrica i bagni della Facoltà di Matematica/Università Popolare perché sarebbe come sparare sulla croce rossa; la scuola italiana ha già i suoi problemi e non è il caso che io mi accanisca su sottigliezze come le condizioni dei servizi (?) igienici (?).
Però il cartello che ho visto pochi giorni fa mi ha fatto davvero ridere.
Dopo una lunga spiegazione sulla consistenza della carta asciugamani che non deve essere utilizzata al posto della carta igienica perché causa otturazioni, il cartello conclude: “in mancanza di carta igienica avete solo da chiedere alle persone interessate”.
Ma chi sono le “persone interessate”? Chi può essere più interessato di colui che si ritrova senza carta nel momento del bisogno? E quindi cosa bisognerebbe fare? Chiedere aiuto a se stessi? Mah…


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Stupidario da ufficio
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22 gennaio 2012

Chi era costui?

Visto che nella mia presentazione faccio riferimento a  titoli conseguiti presso la prestigiosa Academie de Cambronne,  per quei pochi che non sanno chi sia la persona a cui tale Accademia è dedicata allego una breve biografia trattta da Wikipedia. Dopo averla letta sono certa che non sarà necessario spiegare l'oggetto degli studi.

  

1 gennaio 2012

Toponomastica Torinese


Una delle prime cose che ci insegnano alle elementari è che Torino ha una disposizione urbanistica a scacchiera, con lunghe strade dritte e incroci perpendicolari (“abbiamo strade dritte che ci portano ai confini” cantano gli Statuto nota band cittadina) e quindi è abbastanza facile orientarsi anche se non si conosce bene la città.
Le complicazioni iniziano quando si parla di toponomastica perché molte strade sono intitolate a membri della famiglia reale sabauda che aveva poca fantasia nei nomi e ci troviamo così con tutta una serie di vie dedicate a Re, Regine, Duchi, Conti Vittorio, Amedeo, Emanuele, Filiberto, Carlo.
Oltre alla complicazione per così dire “istituzionale” andiamo ad aggiungere il poco noto aspetto burlone e fantasioso dei torinesi per cui spesso preferiamo dare nomi d’invenzione e vezzeggiativi alle principali vie e piazze, ma in realtà per noi che viviamo a Torino non è affatto complicato districarci tra soprannomi che conosciamo meglio di quelli veri riportati sullo stradario.

Toponomastica confidenziale:
- La più bella piazza di Torino era un tempo intitolata a Vittorio Emanuele I e venne in seguito dedicata alla battaglia di Vittorio Veneto. I torinesi da sempre la chiamano confidenzialmente Piazza Vittorio, tanto non c’è rischio di confondersi con l’altrettanto confidenziale Corso Vittorio (Emanuele II); un Vittorio è piazza e l’altro corso… non si incrociano nemmeno. E poi in Corso Vittorio, all’incrocio con corso Galileo Ferraris, c’è Il Monumento, chiamato così come se fosse l’unico in città, quindi è evidente che non ci si possa proprio confondere.
- Piazza Carlo Emanuele II. Tutti la conoscono come Piazza Carlina e il soprannome pare sia riferito ad un vizietto dell’omonimo.
- Piazza Carlo Alberto è nota come La Piazzetta; Corso Massimo D’Azeglio è Corso Massimo e Corso Regina Margherita è semplicemente Corso Regina mentre l’ospedale infantile è il Regina Margherita per esteso… chissà, forse cura di più.

Ma possiamo essere ancora più creativi! Se i corsi e le piazze citati prima si possono trovare (magari con un po’ di fatica) sullo stradario adesso cimentatevi con queste stravaganze.
Cercate per esempio uno dei più famosi mercati d’Europa? Quello frequentato ogni giorno da centinaia di persone e pullmann di turisti francesi? Insomma, cercate Porta Palazzo? Allora chiedete a qualcuno, magari in piemontese chiedete di Porta Pila, ma sappiate che il vero nome è Piazza della Repubblica.
Visto che siamo in zona andiamo anche al mercatino delle pulci e antiquariato che si svolge ogni sabato al Balön. Non lo trovate? Ma è proprio dietro Porta Palazzo, insomma in Piazza Borgo Dora.
Vogliamo andare a un altro bel mercato con le bancarelle che vendono capi firmati? Piazza Benefica ovvio. Non si trova sul TuttoCittà? Ovvio. Non è una piazza ma è l’incrocio tra via Principi d’Acaja e via Duchessa Jolanda (sempre ‘sti Savoia!); l’area in cui viene allestito il mercato porta il nome di Giardini Martini da non confondere con l’ospedale Martini e la Martini&Rossi di Pessione.

Esaurita la sezione mercati andiamo ora a vedere un luogo dal nome veramente inquietante: il Rondò della Forca, più che una piazza vera e propria, è una rotonda dove convergono i corsi Regina (Margherita), Principe Eugenio, Valdocco e via Cigna ed è stato veramente il luogo preposto alle pubbliche impiccagioni sino al 1863. Non ha una denominazione ufficiale sullo stradario ma questo nome è talmente noto che persino il tram 10 che vi fa capolinea riporta l’indicazione Rondò Forca sulla fermata.
Chiudiamo con l’ultima stranezza che si trova quasi fuori città, alla confluenza tra Po e Stura. La strada che costeggia il fiume in quel tratto si chiama Lungo Stura Lazio e compie una curva rotonda che sembra quasi uno svincolo autostradale ed è comunemente nota come Curva delle 100 Lire. Interessante segnalare che con l’avvento dell’Euro non sono stati apportati ritocchi ed aumenti alla suddetta denominazione… ci sarebbe stato da ridere!!


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 Stranezze del commercio
Lo sapevo!
(link-fai-da-te by Mira Queen)
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